Vittoriale degli italiani

Gardone Riviera (Brescia)

Restauro delle Laccature e Lucidature del Museo Schifamondo

Committente “Fondazione il Vittoriale degli Italiani”

Anno 1999

Progettista: Arch. Alessandro Berther

Soprintendenza per i beni architettonici di Brescia, Mantova e Cremona

Cat. OS2, OG2

Lo Schifamondo

Nel 1921, abbandonata la città di Fiume, Gabriele d’Annunzio giunge a Gardone Riviera e si stablisce a Villa Cargnacco dove vi rimarrà fino alla morte avvenuta il primo marzo 1938. Grazie all’atto di donazione agli italiani (del 1923), che gli permetterà di avere dallo stato italiano soldi e benefici, D’Annunzio incarica l’architetto Gian Carlo Maroni di dare il via alla “Santa Fabbrica” che in 17 anni trasformerà, con acquisizioni ed edificazioni, Villa Cargnacco nel “Vittoriale”.

Lo Schifamondo, che prende il nome da una frase di Guittone d’Arezzo, fu progettato nel 1926 da G.Carlo Maroni  e terminato nel 1934. Diversamente alla decorata e ridondante Prioria (la villa Storica) che porta i simboli del decadentismo D’Annunziano, lo Schifamondo richiama un razionalismo piacentiniano, Fu progettato per essere lo studio e la “novissima” dimora dove il poeta voleva ritirarsi in solitudine.  Vi si accede, oltre che dall’ingresso principale, anche tramite la Stanza delle Cheli che comunica con la Sala dei Calchi cosi’ detta per i grandi gessi michelangioleschi.

La morte non permise a D’annunzio di vivere nello Schifamondo e gli arredi e le finiture furono terminati seguendo  le indicazioni originarie.  Nel 1953 gli fu data la destinazione di Museo D’Annunziano.

Le librerie furono “chiuse” con ante di vetro e sulla grande scrivania del primo piano fu costruita una teca in vetro con profili di ottone dentro la quale furono esposti i alcuni manoscritti.

Nel 2000, in occasione di questi restauri, con una decisione che secondo noi avrebbe meritato un maggiore dibattito, lo Schifamondo fu trasformato in Museo della guerra fungendo da esposizione dei cimeli di guerra raccolti dallo stesso D’Annunzio integrati con quelli del collezionista Antonio Spada fautore di questo progetto.


Gli arredi

Non stupisce il fatto che dal dopoguerra ad oggi l’attenzione sulla conservazione del patrimonio artistico del Vittoriale sia sempre andata sulla Prioria sia perché questa fu la dimora vissuta da D’annunzio e dunque espressione del suo estetismo  e sia perché lo Schifamondo rispecchiasse un gusto estetico “razionale” di più difficile comprensione.

Nel 1999, all’inizio di questi restauri, le stanze dello Schifamondo si presentavano trasformate nella loro originalità e con molti interventi invasivi.

Eppure, per quanto snobbati, si trattava di arredi e di finiture di gran pregio. Nella costruzione nulla fu lasciato al caso e come in tutto il Vittoriale intervennero  artisti ed artigiani d’eccellenza.

Lo stesso arredo fu opera dell’architetto Maroni ma anche della prestigiosa Falegnameria Canali che lo realizzò. Purtroppo della  progettazione dell’arredo, nulla resta negli archivi della Fondazione. Gi stessi Canali ebbero alterne vicissitudini che determinarono la perdita di tutti i progetti. Ma basta osservare ancora oggi tutte le pannellature e la qualità del legno impiegato per capirne la preziosita’. Ogni stanza dello Schifamondo mostra boiseries differenti. Dal legno di olmo dello Studio, lucidato rigorosamente a tampone (con vernice autarchica a base di sandracca),  ai rossi pannelli della Scala realizzati con moderna tecnica di verniciatura automobilistica fino alle pregiate pannellature della Sala Baccara in foglia d’oro posata in piccoli quadratini su preparazione di bolo. Particolarissimi i rivestimenti in velluto di lino delle manifatture biellesi della Sala Calchi e di incredibile effetto estetico le pannellature del piano terra ottenute tramite la lucidatura a tampone di una carta tipo pergamena probabilmente appositamente fabbricata da una delle cartiere locali.

Come in tutto il Vittoriale è un susseguirsi di realizzazioni di grandi maestranze: dallo spesso pavimento in rovere  posato con catrame a tutti i serramenti in legno di olmo con le vetrate artistiche della Vetreria Chiesa poi Fontana Arte legate a piombo tra le quali spicca quella del bagnetto dello Studio firmata Gio’ Ponti allora direttore artistico della vetreria.  Anche l’arredamento e’ in legno di olmo. Molto interessanti sono i mobili della Stanza dei calchi (stanza da letto) espressione di uno stile deco’ pieni di aperture e vani nascosti di tipo razionale.

Nel primo piano spicca la grande scrivania lucidata a specchio dove si riflette un soffitto verniciato d’oro.


Il restauro

Un ciclo di indagini conoscitive ci ha permesso di comprendere le tecniche esecutive esposte sopra e con  una serie di analisi abbiamo individuato gli strati di verniciature originali comprendendone la natura. Le analisi sono state eseguite dall’Eanip di Botticino

Una prima ricerca storica fotografica ci ha permesso innanzitutto di ricollocare gli elementi  mobili nella loro posizione. Si pensi alla statua della scrivania che,  nell’allestimento museale del 1953, era stata posizionata in una nicchia per far posto alla teca della scrivania o alle stupende sedie e poltrone di Maroni che sono state ricollocate ai piedi del letto.

I primi interventi sono stati di consolidamento delle poche parti degradate dall’azione degli xilofagi e dalle infiltrazioni di acqua passando poi all’eliminazione di tutte gli interventi manutentivi invasivi (prese elettriche, ferramenta varia, vernici tipo flatting, etc).

Il pavimento presentava vistosi segni di levigatura mal fatta ed una vernice vetrificata che e’ stata sostituita con un tradizionale trattamento ad olio e cera. Nel ripostiglio dello Studio abbiamo ritrovato anche grandi barattoli di vecchia cera d’api pigmentata nonché una porzione di pavimento con la finutura oleo/cerosa originale.

Consolidamenti ed integrazioni:

Per la parte lignea ,non essendoci una grande problematicita’ di degrado, si e’ proceduto al consolidamento in modo “classico” utilizzando la colla tradizionale da falegname scaldata a bagnomaria con la quale si e’ anche proceduto a far riaderire le impiallacciature.

Per la parte pittorica dello Studio che presentava distacchi e rigonfiamenti si e’ proceduto all’adesione tramite sospensione di cloruro di polivinile.

Lucidatura:

le superfici di legno si presentavano con uno strato di cera o di altri prodotti per la manutenzione per cui si e’ proceduto prima alla rimozione degli i tramite tensioattivi e, dopo averle ammollite, alla rilucidatura classica eseguita a tampone.

Laccature:

le laccature tradizionali a base di pittura gessosa successivamente lucidata a specchio sono state pulite con una “mista semplice” che si e’ rivelata sufficiente.

Le laccature di tipo industriale (o autombilistico che dir si voglia) cioè quelle a base di vernici cellulosiche sono state pulite con un’emulsione di acqua, tensioattivi, farine fossile e cera.

I pannelli di carta lucidata che si trovano nel retro sala calchi si presentavano sbiancati e con buchi e sfregi. Si ‘ proceduto, solo dove necessario, all’asportazione della verniciatura ed alla stuccatura con gesso di bologna e colla animale dei buchi. Dopo il ritocco pittorico si e’ proceduto alla lucidatura.

Dorature:

La Sala Baccara ha le pareti formate da pannelli ricoperti di foglia d’oro contornati da modanature in noce. Sull’oro era presente uno strato ceroso che e’ stato rimosso con una gomma tipo wishab.

Marmi:

i marmi interni di rivestimento bagni avevano, nei lati perimetrali, delle efflorescenze di sali. Si e’ proceduto all’estrazione ed alla pulitura tramite impacchi blandamente alcalini.


restauri

Galleria Fotografica

stato di fatto

Studio Schifamondo in una foto del 1941

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